June 13, 2022

Tempo di lettura: 2 min.

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E come ogni anno arrivano gli esami di stato. Migliaia di studenti si trovano ad affrontare per la prima volta una prova importante, forse la prima senza il paracadute dei genitori. Arrivano molto in ansia, ma ci sta, è un esame con tutti i crismi che appartengono ai riti quando forma e sostanza si concretizzano in una prova: l’estrazione della terna, i registri da compilare, la traccia da scegliere, l’outfit per l’esame, il vocabolario, mai usato da alcuni, ma facente parte del rito… l’attenzione della società è giustamente rivolta sugli studenti che si recano verso le scuola per espletare la loro prova. Ma nessuno parla del rovescio della medaglia: i professori. Il docente esiste se c’è un alunno, come l’alunno esiste se c’è un docente: i due lati della medaglia.

All’esame c’è l’alunno in ansia, ma c’è anche un docente che ha accolto bambini gli esaminandi, quando il primo anno di secondaria la voce era ancora puerile, mentre ora è diventata gracchiante. Alla secondaria di primo grado, si ha la possibilità di assistere alla muta dei bambini che cambiano pelle in questi due anni e mezzo, diventando ragazzi adolescenti. Bambine che arrivano con i leggings e le maglietta di Me contro te ed escono con top e shorts, eyeliner e mascara. Bimbetti, piccoli e glabri che escono giganti e con almeno i baffetti. E gli insegnanti sono stati con loro per dieci ore alla settimana, ne hanno ascoltato gioie e dolori, trionfi e cadute. Hanno pensato a loro, molto di più di quello che si immaginano: pomeriggi trascorsi a pensare alle attività più adatte, ai problemi di uno, all’apatia dell’altro. Ragazzi che sono entrati con l’esuberanza della preadolescenza nelle vite di adulti, che con gli esami salutano per sempre, per ritrovarli in qualche angolo di mondo, già adulti che si avvicinano: “Profe, si ricorda di me?”. L’insegnante guarda, strizza gli occhi, cerca di recuperare nella fisionomia i tratti dell’adolescente che aveva salutato e per incanto ritorna alla mente tutto, gli scritti, le parole, le interrogazioni, le ansie, le paure e le passioni dell’adulto che ha di fronte.

E quindi oggi è una giornata importante per i docenti che iniziano gli esami con i loro alunni. Io sono una di quelle. Stamattina ho indossato un abito elegante, perché è un momento solenne. Ho guardato i miei alunni arrivare e mi sono sembrati più grandi di mercoledì scorso. Li ho visti leggere le tracce, disperarsi per un momento e poi partire. E via, finisce un ciclo e ne parte un altro. Ma ogni storia è entrata dentro di me, trovando un posto in qualche angolo della memoria che sarà riaperto al: “Profe, si ricorda di me?”

Cindy

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