December 20, 2021

Tempo di lettura: 2 min.

Sabato mattina. La stanchezza della settimana lavorativa, del periodo da referente covid, della normalità della gestione familiare salta fuori all’improvviso. E’ il weekend che precede le feste: vorrei sistemare la casa, acquistare qualche regalo, fare la spesa di base per le cene e i pranzi. Vorrei, ma non riesco. Il mio fisico chiede pietà: non collabora. Leggero mal di testa, leggero mal di gola, ma soprattutto una stanchezza atavica. Sono sola a casa, decido di correggere alcune verifiche, spostando al pomeriggio le commissioni più pesanti o quelle che richiedono di uscire.

Metto una lavatrice e mi posiziono in cucina, vicino al calorifero. Ad un certo punto, sento il tavolo della cucina rimbalzare: porco cane, la lavatrice! Corro giù pensando di trovare la lavatrice in mezzo alla taverna. Non so perché tra tutti i pensieri che avrei potuto fare, mi sono immaginata la lavatrice che si era spostata di qualche metro. Arrivo in taverna e trovo la mia Bosch che placidamente fa la centrifuga con la sua solita modalità silenziosa. Nessun avanzamento. Tutto normale. Ma che sarà stato? Forse qualche vicino, ah sì, il tipo in fondo alla via sta facendo il cappotto alla casa, probabilmente gli operai usano un macchinario particolare che fa un rumore così forte che avrà scosso la strada. Cioè, ho pensato a tutto, tranne alla cosa più ovvia. Io, fortunatamente, non ho traumi rispetto ai terremoti: di quelli che ci sono stati recentemente ne ricordo solo qualcuno. E quindi non ci penso mai che anche noi siamo su una faglia che inevitabilmente ogni tanto produce delle scosse. Mio marito che ha il trauma del terremoto dell’’80, quello devastante dell’Irpinia, sente i terremoti anche quando non ci sono. A lui accade al contrario che a me: se passa un camion vicino a casa nostra e tremano i vetri, lui pensa subito al terremoto. Se il cielo è più livido del solito, dice: “Questo è proprio il cielo da terremoto”. Ogni tanto ci tiene delle lezioni antisismiche, mostrandoci quali sono i muri portanti della casa sotto i quali metterci in caso di terremoto. Certo, se uno riconoscesse il terremoto.

Verso mezzogiorno di sabato, cominciano ad arrivare messaggi del tipo “Avete sentito il terremoto? Tutto bene?” “Ah! Ecco cosa era… altro che lavatrice e cappotto!!” Il terremoto. Chiamo mio marito: “Hai sentito il terremoto?” “No, perché c’è stato il terremoto?”, io mi sento tronfia, 1-0 per me, è la prima volta che io sento il terremoto e lui no. “Sì, mezz’ora fa, io l’ho sentito fortissimo, ma non avevo capito che era il terremoto, pensavo fosse la lavatrice. Ma adesso cosa devo fare? Esco??” “Un tempismo perfetto, uscire dopo mezz’ora! Spera sempre che ti capiti così..”

Cindy

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