February 21, 2022

Tempo di lettura: 1 min.

Le cose studiate alle elementari e alle medie sono quelle che rimangono impresse nella mente più a lungo ed è difficile scardinarle. Nella mia testa la cartina politica dell’Europa non è quella di adesso (sarebbe una cosa simpatica se io dovessi insegnare geografia e mi trovassi a cercare stati che non esistono più). “Ragazzi, l’Italia confina con la Francia, l’Austria, la Svizzera e la Jugoslavia”. “Prof, dove è la Jugoslavia?” “Come dov’è la Jugo.. ah, no, scusate ragazzi, la Jugoslavia non esiste più!” Nella mia mappa mentale dell’Europa esiste ancora l’URSS e riesco ancora a vedere e sentire sulla mia pelle quella cortina di ferro che separava l’Europa in due. Sono nata nel 1975, il mondo occidentale proponeva un modello che è risultato vincente, il mondo orientale sperimentava un altro tipo di modello che è risultato perdente, dissolvendosi.

L’Italia si trovava a metà sia geograficamente che politicamente, con il più grande partito comunista d’Occidente ma con le basi Nato più vicine al blocco sovietico: solo l’Adriatico ci separava. Mi ricordo di avere la sensazione che bastasse una scintilla per far scoppiare una guerra: vicino a me c’era e c’è la base NATO di Ghedi: quante volte sono andata a protestare contro le varie guerre nel mondo che vedevano protagonisti sempre gli USA, con la sensazione che la guerra fosse lì incarnata nei vari F22 che vedevamo alzarsi in volo. E poi Ustica nel 1982 fece intuire che la guerra era in atto, una guerra strana, una guerra segreta, ma dalle conseguenze concrete come appunto la morte degli ottantuno passeggeri del volo Itavia, che si trovo’ al posto sbagliato nel momento sbagliato.

In questi giorni mi è ritornata addosso quella sensazione spiacevole di trovarsi in mezzo a qualcosa di orrendo concretizzato dalle domande dei miei figli e dei miei alunni: “Prof, ma scoppia la guerra?” “Mamma, se scoppia la guerra io diserto e vado a fare il contadino a Pietrapertosa!” Gli stessi miei pensieri, le stesse mie paure, le stesse mie soluzioni trent’anni dopo.

Cindy

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