December 21, 2022

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Tempo di lettura: 2 min. e mezzo

Tra tre giorni arriva il weekend di Natale e mica potevo recensirvi un thriller, altrimenti mi si abbatteva in testa la magia del Natale e mi diventavano i capelli intermittenti. Vi beccate la recensione di un altro film natalizio italiano, visto volontariamente e gustato dal primo minuto. Impossibile non notare infatti che, a differenza del prodottino meh della scorsa settimana, che solo a pensarci mi sale la disdetta a Netflix, questo merita la nostra stima per due motivi principali. Ve li elenco, che son felice:

  1. Gli attori sono punte di diamante della commedia italiana, e si potrebbero portare a casa il film anche senza la sceneggiatura (comunque ottima), e che sono Christian de Sica e Angela Finocchiaro, ben sostenuti dalla nonna Fioretta Mari e dai due figli, Dharma Mangia Woods e Claudio Colica;
  2. Il pretesto che scatena l’avventura, e questo è il vero miracolo di Natale, è talmente plausibile da spingerci a fare quello che ogni storia dovrebbe: riflettere in merito a quanto costa il Natale, quanto l’affetto. Roba che ti incazzi quando leggi nei titoli di testa che è un bel prodotto italiano, ma ispirato a un film francese.

Se sentite puzza di cinepanettone, controllate il frigo, che qui di vibrazioni vanziniane non ce ne sono proprio: i personaggi interpretati da De Sica e dalla Finocchiaro sono genitori che si trovano a essere completamente ignorati dai due figli quasi trentenni, dopo essersene andati via da casa. Sono due allegri stronzi, che si negano al telefono, si dimenticano di essere invitati a pranzo, osano persino dire che non possono trascorrere il Natale a casa. BOOM. I due genitori sbroccano. Aiutati dalla nonna, fingono di aver ereditato sei milioni di euro da una zia (di cui vediamo il funerale nei primi minuti, a cui gli stronzi non partecipano, coperti dalla madre) e, per magia… i due figli ricompaiono. E si ricordano anche di voler bene ai genitori. Incredibile, eh?

E si parte con la sarabanda della finzione nella finzione: i genitori che dilapidano i loro averi cercando di sostenere visivamente la manfrina (che bisogna esibirla col Ferrari e le giacche di serpente, la ricchezza) e i figli che, convinti di poter mettere le mani sul capitale, intrallazzano a destra e manca per costruirsi quel futuro a cui volevano andare incontro quando sono usciti di casa. Che ridere. Ma insomma. Alla prima stronzaggine della figlia, vi chiedete automaticamente quand’era l’ultima volta in cui avete sbattuto il telefono in faccia a vostra mamma con la scusa di essere al lavoro, e vi rispondete pure: ieri. E invece l’ultima volta in cui siete stati dai vostri senza che servisse qualcosa? Io e Sorella abitiamo nel cortile materno, per cui la vediamo ogni giorno. Mangio da lei e vado a prendere gli avanzi per sbadilarli a Marito e Figlie per cena, e non mi prendo il merito, eh. Ma le voglio bene! Ci sono, quando serv… passiamo oltre. Se invece indossate abitualmente i panni dei genitori, probabilmente avrete voglia di bere l’Anitra WC, che non bastano i superalcolici per digerire il concetto implicito del: i genitori DEVONO dare, i figli SOLO ricevere, e s’incazzano pure, se s’interrompe il flusso monodirezionale. Ma aspettate di vedere il finale…

Guardatevelo, voto 9, 10 se ve lo guardate mangiando davanti alla tivù in pigiama.

Giulia

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