November 25, 2020

Tempo di lettura: 2 min.

Quando Vitangelo Moscarda, protagonista di Uno, Nessuno, Centomila di Luigi Pirandello, scopre dalla moglie di avere il naso storto, comincia una serie di ragionamenti che lo portano alla consapevolezza di non essere per gli altri come egli è per sé stesso. Vitangelo non aveva mai pensato di avere il naso storto: è la moglie che glielo fa notare e da quel momento lui non è più lo stesso, in una sorta di epifania della molteplicità delle nostre esistenze. Secondo me, con i figli raggiungiamo il top della gamma di sfumature, altro che centomila!

I figli sono in grado di farci provare sentimenti contrapposti e estremi: dall’amore più totale per un loro gesto di affetto alla rabbia più recondita per un loro sbaglio. Nel giro di pochi minuti i miei occhi assumono la forma di cuore per diventare poi feroci, paurosi e “da brivido”, come dice mia figlia. C’è il nostro vissuto di donna, lavoratrice, mamma, moglie, domestica, cuoca, giardiniera, che si incastra con il loro vissuto di ragazzi, bambini, figli, amici, studenti, fratelli, sorelle, morose e morosi. Se l’incastro è coerente, ovvero mamma soddisfatta- figlio ubbidiente, si raggiunge l’apotesi del sentimento. Tutto diventa magico, senti una musica nelle orecchie, persino un friccicorino nella pancia e ti dici “quanto sono brava come mamma! Però che bravo ‘sto ragazzo! Nonostante quello che sta vivendo, che tenero!”

Ma se per caso l’incastro è quello sbagliato, del tipo mamma stanca-figlia capricciosa, senti vibrare i polsi dalla rabbia, un calore pervade il tuo corpo, la voce si modifica arrivando a note mai prese neanche dopo anni di studio, la salivazione aumenta e così gli improperi che escono dalla bocca sono accompagnati da sputazzi quasi animaleschi. Per fortuna dopo la tempesta, arriva la quiete. E anche il senso di colpa. “Che mamma degenere! Ma si può urlare a quel modo! Chissà che traumi che avrà da grande!” oppure se siamo ancora arrabbiate: “Ma non cambierà mai! Eppure ci metto anche l’impegno ad educarla e questi sono i risultati? Dove avrò sbagliato? Certamente è mio marito che gliele dà tutte vinte!”

La relazione con i figli è forse quella più autentica: i figli non ci scelgono, i figli crescono con noi e noi diventiamo genitori quando nascono i figli. I sentimenti che si provano sono puri, non mediati da alcuna sovrastruttura sociale. Eppure noi genitori siamo chiamati ad educare i nostri figli alle regole della nostra società. Ed è forse qui che un po’ andiamo in tilt: io adoro la leggerezza di mio figlio, la sua ingenuità, anche la sua allegria. Ma vado in bestia quando la sua leggerezza si trasforma in dimenticanze, la sua ingenuità viene utilizzata da alcuni compagni in maniera subdola e la sua allegria salta fuori in un momento dove risulta fuori contesto. O peggio, quando sento che ha ragione su alcuni questioni, ma la mia idea di educazione mi impone di dargli torto, perché impari una lezione!

E allora, cosa c’è di peggio di un genitore per i figli? Un genitore insegnante!!
“Mamma, lo sai che *** ha preso 4 nell’interrogazione?” “Davvero, no, povera! Chissà come ci sarà rimasta male. Sicuramente aveva studiato, ma forse si sarà agitata”. Ma davvero lo penso!

Non è che fingo, sono sempre pronta a trovare mille giustificazioni a tutti coloro che prendono una canata a scuola. A tutti, tranne che ai miei figli.

Ora, chiudete gli occhi, immaginate Jack Nicholson, nella celebre scena di Shining “Wendy, Wendy”, amplificate l’audio e avrete esattamente l’immagine di me stessa vista da fuori qualora mio figlio dovesse tornare con un 4 in un’interrogazione!

“Mamma, quando fai quegli occhi mi fai paurissima!” è il mio naso storto!

Cindy

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