March 28, 2022

Tempo di lettura: 2 min.

Esiste un albo illustrato di Dave Eggers e illustrato da Shawn Harris che s’intitola Il suo piede destro. E’ la storia della statua della libertà, pensata e costruita a Parigi dall’italiano Bartholdi e dal francese Eiffel in omaggio agli Stati Uniti, in occasione del centenario della loro indipendenza e quindi della loro nascita. La statua ha degli elementi iconici e straconosciuti, come il copricapo a 7 punte in onore dei continenti e dei mari, la fiaccola che illumina il cammino della giustizia, il libro con la data 7 luglio 1776, a ricordare la dichiarazione d’Indipendenza e la lunga toga che le ricopre il corpo. Forse qualcuno ha visto le catene spezzate lungo le caviglie, a ricordare la rottura della dipendenza dalla madrepatria inglese a simboleggiare la libertà dalla tirannide. Ma pochi sanno che il suo piede destro è sollevato, nel gesto di compiere un passo. Eh sì, la statua della libertà non è ferma, ma si muove, si sta muovendo.

Nell’albo l’autore fa una serie di ipotesi su dove stia andando, ma alla fine svela il suo pensiero, ricordando che la statua sta andando verso coloro che la stanno raggiungendo per mare. Lei stessa è un’immigrata. E’ stata progettata e costruita a Parigi, dove ha svettato sui tetti della capitale francese, per poi essere smontata e riposta in 220 casse che sono arrivate a New York a bordo di una delle tantissime navi che alla fine dell’800 si stavano muovendo verso gli Stati Uniti in cerca di fortuna. Quindi anche la statua è immigrata e si muove per andare ad accogliere coloro che giungono in America. Una storia che si ripete nei secoli dei secoli amen. Anche noi oggi ci stiamo muovendo come non mai per accogliere i profughi che stanno arrivando dall’Ucraina: raccolte di generi alimentari, di soldi, di medicine e di kit scolastici. Stamattina al mio paese stiamo raccogliendo sacchi a pelo. Mai vista una mobilitazione del genere. Appunto, MAI VISTA! Anzi, se proprio dobbiamo dirla tutta, di gente che scappava dalle guerre ce n’è sempre stata moltissima, se è vero che in questo momento ci sono più di 300 guerre in corso. E la nostra reazione è sempre stata di chiusura: abbiamo chiuso i porti per non fare entrare le navi cariche di migranti, abbiamo lasciato che il Mediterraneo diventasse un cimitero a mare aperto, abbiamo chiuso le frontiere in Polonia, le stesse frontiere che oggi sono apertissime ad accogliere le donne e i bambini in fuga dalla guerra. Non cadrò nel giochino dei molti che fanno il distinguo tra i “veri” profughi di guerra, questi, che scappano da una guerra “vera” solo perché molto vicina a noi e con un coinvolgimento personale nostro sempre più evidente. E nemmeno in quello di chi mostra le donne e i bambini come veri profughi rispetto ai barconi carichi di uomini, vigliacchi che scappano invece di combattere. Certo è che anche nell’orrore della guerra, nascere a certe latitudini ti garantisce di più e meglio rispetto a chi nasce nel Sud del mondo.

E la statua della libertà vorrebbe correre in questo momento ad accogliere, ma è ferma. Come è ferma la società americana che da una parte tutela la propria democrazia e dall’altra si ripiega su se stessa, sui propri interessi, sulle proprie postazioni NATO, sulle proprie portaerei. E’sempre stata la nazione delle grandi contraddizioni: e la più grande forse è proprio questa, una STATUA che cammina!

Cindy

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