October 21, 2020

Tempo di lettura: 3 min.

Il 9 ottobre è uscito il CD Note di viaggio n. 2, nel quale alcuni cantanti interpretano alcune delle migliori canzoni di Guccini. Avendo io un amore viscerale ed un rispetto quasi religioso nei confronti del Maestrone, ogni interpretazione delle sue canzoni la vivo come un’uscita dal dogma e quindi come un’eresia. Ovviamente il sentimento aumenta in modo esponenziale se ad essere interpretate sono le mie canzoni preferite. Questa premessa è doverosa per farvi capire con quale spirito critico e con quale naso storto e piglio accigliato mi sono messa all’ascolto di Vedi cara, una delle mie canzoni preferite, che ha accompagnato la mia vita, riempendosi di significati nuovi a seconda della fase che stavo vivendo. Guccini scrisse questa canzone nel 1970 (50 anni fa!!), raccontando un momento di crisi che stava vivendo con la sua compagna. Come spesso accade in una coppia anche rodata, è difficile capirsi soprattutto se uno dei due è talmente centrato sul suo pensiero
(i fantasmi della sua mente nella canzone) che non tenta di capire l’altro.

Il racconto di queste difficoltà di comunicazione rappresenta solo il punto di partenza per ricercare quelle ragioni di crisi interiore che tutti noi viviamo, ma che è molto difficile manifestare agli altri, soprattutto a chi è molto vicino a noi (Vedi cara/ Certe crisi son soltanto/ Segno di qualcosa dentro/ Che sta urlando per uscire). All’interno della coppia ci sono spesso momenti di crescita differenti o modi diversi di sentire quello che ci capita attorno che, inevitabilmente, portano ad allontanarsi (E così non spaventarti/ Quando senti allontanarmi:/ Fugge il sogno). E ci si trova ad un bivio, “come un aquilone al vento”: o si spezza la fune e l’aquilone vola via per sempre o ricade a terra, magari un po’ ammaccato, ma scegliendo di restare. In molte canzoni, la coppia litiga e si lascia. La particolarità e forse unicità di questa canzone è che descrive gli stati d’animo di chi vive una crisi di coppia ed interiore, ma che alla fine sceglie di rimanere. Non è un rimanere gioioso: abbiamo litigato, facciamo la pace. E’ un rimanere dubbioso, quasi doloroso (Anche se/ Tutto il mio tempo con te/ Non dimentico perché/ Questo tempo dura ancora/ Fugge il sogno, io resto qua!).

Le canzoni poi parlano non solo alle persone ma anche alle epoche, così Vedi cara è stata interpretata anche alla luce di un certo femminismo, come una canzone nella quale la donna è soddisfatta della relazione e vorrebbe che la sua presenza bastasse al suo uomo per raggiungere la serenità,

mentre lui risponde: Tu sei molto,/ Anche se non sei abbastanza,/ E non vedi la distanza/ Che è fra i miei pensieri e i tuoi./ Tu sei tutto,/ Ma quel tutto è ancora poco,/ Tu sei paga del tuo gioco/ Ed hai già quello che vuoi.

E ancora, c’è chi vedeva e vede ancora una forma di sottile vendetta di un uomo insoddisfatto della relazione che, possedendo il dono di saper scrivere, compone Vedi cara per dire alla sua compagna: Non capisci quando cerco in una sera /Un mistero d’ atmosfera che è difficile afferrare/Quando rido senza muovere il mio viso /Quando piango senza un grido, quando invece vorrei urlare (ad onor del vero, questa è la quartina da me più utilizzata nella mia vita di coppia, quando io e mio marito siamo su due pianeti distanti nel capire le sfumature di alcuni momenti).

Ma veniamo all’interpretazione che Vinicio Capossela fa di Vedi cara: partono delle note di pianoforte. Nessun altro strumento. Con una voce profonda, quasi sussurrata, parte la canzone. E io con tutti i miei pregiudizi ed anatemi rimango spiazzata. Una versione che lo stesso Capossela ha definito confessionale, volta a mettere in luce i limiti che nelle relazioni con l’altro tentiamo di superare, non sempre riuscendoci. Una versione che vuole essere compassionevole nei confronti delle vicende umane, che racconta con una voce calma, senza l’incazzatura che emerge a tratti nella versione originale (che mio figlio adolescente urla, per tirar fuori la rabbia). Una versione che mi ha colpito, che mi sta facendo vivere un’altra stagione di Vedi cara, a testimonianza di quanto alcune canzoni ci possano far riflettere e di come possano dirci cose diverse a seconda della nostro momento e del loro momento. Forse per sempre.

E mi sovvien l’eterno e le morte stagioni e la presente e viva e il suon di lei (G. Leopardi, Infinito)

Cindy

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