January 12, 2022

Categoria: Recensioni

Tempo di lettura: 2 min.

Duemilaeventidue! Siamo tornate! Mi piacerebbe dire fresche come dei boccioli di rosa discretamente limonati dalla rugiada, ma no. Per quanto mi riguarda, almeno, molestata dai pandori e da quel cretino del mio divano che mi rincorreva per farmici sedere sopra, sono fresca come le lenticchie di San Silvestro. Ma con la pioggia battente di tamponi e una pandemia che imperversa, bando ai lamenti e sotto con i libri! Benvenute nella prima recensione letterarie anno domini 2022. Accomodatevi, prego.

Sono lieta di recensirvi Abilene di Rebecca Quasi, un libro che ti inchioda alle sue pagine a partire dalla prima splendida riga: nessuno parlava bene di Lady Stonefield. Possiamo forse non parlare di una storia con siffatta premessa? Figuriamoci.

TRAMA BIONDO GIAMAICANO

Di questa contessa non parla bene nessuno, dicevamo, soprattutto il povero dottor Arthur Lake, chiamato a seguire la gravidanza della nobildonna grazie all’intercessione di una comune amica, prima ancora che la gravidanza abbia inizio. Meglio portarsi avanti, dico io. Il morigerato e virtuoso “medico dei poveri” (non è un insulto, ma una precisazione) si trova catapultato nel mondo oscuro della provocatrice Abilene, una donna che sembra essere nata per infastidire e oltraggiare oltre ogni modo la schiera dei benpensanti del Ton e il semplice Arthur, che sta per appiccicarsi ai segreti della donna come una mosca di solito si appiccica alla ragnatela. Tira tira, il pover’uomo, ma non riesce a non prendersi carico di una creatura forgiata dalle umiliazioni di una vita intera. Non vorrei dire che siamo al cospetto di quel litigarello che rende l’amore bello, dato che entrambi sono impegnati a assicurarsi una linea di successione (lei) e a non rovinare un matrimonio, seppur asfissiante (lui), ma che sicuramente permette ai due di cementare un legame senza eguali. Pericoloso, profondo, penalizzante, pesante. Ho finito le P. Lettrici avide di amori arzigogolati e sfacciati, qui c’è pane per i vostri denti. Non vi dico nulla riguardo alla natura dei segreti e all’evoluzione della gravidanza, essendo che “non spoilerare” è l’undicesimo comandamento. E anche perché questa è solo la prima parte… come dicevo, cominciamo bene.

FINE TRAMA BIONDO GIAMAICANO

Se vi state chiedendo cosa significa “biondo giamaicano”, vi rispondo che la storia si snoda lungo determinati percorsi a causa dei legami fraterni tra i diversi personaggi e non della passione tra i due protagonisti, facendo della fratellanza l’elemento che definisce e accomuna la bionda quasi bianca Abilene, sorellastra del giamaicano Hector, e Arthur, fratellastro di Emma, la famosa “amica comune”. Hector viene “nascosto” nei panni del valletto della contessa e scambiato da quel cazzo di Ton per il suo amante, mentre Emma e il marito duca di Clarendon cuciono con pazienza gli strappi sociali e geografici che dividono i due innamorati. E taccio sulla terza coppia di fratellastri, a cui spetta il compito di ridefinire ulteriormente il dipanarsi delle vicende, che mi bullo delle mie recensioni “spoiler free”.

Chiudete quelle bocche, su, che la passione arriva e si sente in tutta la sua forza. E quanto ci piace sapere che i cuori dei protagonisti continuano a battere il loro amore anche se puniti con la lontananza… si ritrovano tre anni dopo gli eventi della prima parte, dentro un nuovo perimetro spazio temporale e, persino, civile. Sono stati presi a calci nei denti da nuova ondata di eventi funesti e devono riassestarsi su un nuovo equilibrio, quasi come avessero superato a fatica il livello di un videogioco e dovessero ricominciare a incamerare punti per passare al livello successivo. Ce ne sono di mostriciattoli a ostacolare il gioco, e i due giocatori fanno quello che possono per non arrivare al game over.

La storia narrata in terza persona ci permette altruisticamente di accedere ai pensieri di ognuno dei personaggi, senza lesinare descrizioni minuziose e palpitanti della tensione emozionale tra i due protagonisti. Emozionale sta per “se si pigliano tra il chiaro e lo scuro, si capisce che stanno giocando a Tetris”. Se i giocatori stessi non avessero il terrore di vincere, tuttavia, sarebbe molto meno straziante per il lettore. Ma quando mai le storie d’amore rapide, che bruciano le tappe, ci piacciono come quelle che si prendono il tempo di mangiarsi tutte le occasioni che vogliono?

Era come se le sue iridi chiarissime avessero il potere di andare oltre i vestiti, la pelle, il corpo, e si conficcassero direttamente nell’anima, a spiare, scandagliare, mettere sottosopra. Era quello che facevano, rovistare fino a inchiodarti nudo contro il primo muro disponibile.

Giulia

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