May 16, 2022

Categoria: Consigli utili

Tempo di lettura: 3 min.

Uno dei vantaggi del mio mestiere è quello di poter guardare i comportamenti dei miei alunni in modo diverso da quello che fa un genitore. Dall’osservazione, elaboro delle riflessioni, ma soprattutto affino una certa pratica nell’individuare i comportamenti degli adolescenti che mi sono vicini: “Mamma, il professore ce l’ha con me: sono arrivato cinque minuti dopo il suono della campanella e mi ha sgridato!”. “E ci mancava pure che ti dicesse bravo! Suona la campanella, devi essere in classe!” “Si, ma per cinque minuti!”. “Io ti avrei pure interrogato!”. L’adolescente fa l’adolescente: ci prova, ci crede anche che tutti ce l’abbiano con lui quando sbaglia e che sia un Dio in terra quando fa cose buone e giuste. Il genitore deve saperlo e ridimensionare le curvature del figliolo, senza tifare per lui e senza il timore che un po’ di frustrazione possa turbare la sua crescita.

Qualche mese fa, un prof di mio figlio mi ha detto: “Con questi ragazzi, dovete essere come degli argini: loro fanno il fiume in piena e voi dovete contenerli. Con un po’ di cinismo, signora. Senza palpitare insieme a loro!”. In effetti io gli portavo le preoccupazioni di una madre alle prese con un adolescente, post pandemia, con le pulsazioni tenute a freno per un anno e mezzo al chiuso della sua cameretta ed ora esplose all’improvviso: sentimenti come la rabbia, l’amore, la tristezza, la gioia sempre alla massima potenza, mai espresse in una sana via di mezzo. Le parole del professore di Lorenzo mi hanno però illuminata e legittimata nel non farmi fagocitare dall’adolescenza di mio figlio, guardandolo con un sano distacco che mi ha consentito di vederlo forse per la prima volta per quello che è. Ma la cosa che mi è servita di più è stata quella di capire che il mio pezzo finisce dove inizia quello di mio figlio: ognuno ha un suo pezzo di responsabilità che va vissuta fino in fondo. Non studi, becchi 4. Non è un mio problema: io ti ho dato strumenti e possibilità, ora sta a te sfruttarle o meno. Giuro, ragazzi, è stata una liberazione.

E provo davvero compassione per tutti quei genitori che faticano e si sforzano nel tentativo di preservare i propri figli dalla frustrazione: non si rendono conto che nel tentativo amorevolissimo di proteggerli, entrano nel pezzo dei figli, sottraendo loro la responsabilità che gli compete. Rubano ai figli, in buona fede. Ma è sempre un furto. E’ come entrare nell’orto di un altro per togliere le erbacce e i parassiti, ma così l’altro non imparerà mai a farlo da solo.

Mia figlia, -issima sempre in tutto, ieri non ha preso una stella alla quale aspirava con tutta se stessa nella sua prima gara di nuoto. Era furibonda: in auto ha cominciato a snocciolare tutte le recriminazioni dell’universo verso i giudici, verso le compagne di gara, verso la piscina che ospitava la gara, pure verso gli spogliatoi che mancavano. Avrò preso troppo alla lettera il prof di mio figlio, ma ho provato piacere nel vederla così. Finalmente normale, con la sua frustrazione, con la sua rabbia. Ho capito che poteva essere un’occasione importante di crescita e l’ho lasciata lì, nel suo orto. Poi insieme abbiamo guardato il video della sua prova e lei ha trovato alcuni errori che probabilmente l’hanno penalizzata. In auto guardava fuori, ma vedevo che pian piano il broncio si attenuava. Poi siamo arrivate a casa. C’era un’iniziativa bellissima nel mio paese: la creazione di un bosco. Siamo andate a piantare alberi. La guardavo mentre con cura scavava, piantava, annaffiava alberi, sapendo che il seme più importante l’aveva piantato oggi: sbagliando, urlando, arrabbiandosi, ma infine assumendosi la sua responsabilità.

Cindy

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