December 30, 2019

Categoria: Recensioni

Tempo di lettura: 2 min.

Il mio bibliotecario di fiducia dice sempre che non esistono persone a cui non piace leggere, esistono persone che non hanno ancora trovato il libro che faccia loro scoprire la magia della lettura. Ecco, io so esattamente qual è il libro che mi ha condotto nel magico mondo dei libri: Piccole donne. Non è stato il primo libro che ho letto, ma è stato il libro che, quando ho finito di leggere, ho ricominciato subito da capo. E’ stato il libro che aprivo per desiderio, non per imposizione materna. E’ stato il libro le cui immagini mi hanno accompagnato durante il giorno. E’ stato il libro che mi ha parlato per primo. E’ stato il libro che mi ha smosso grandi emozioni. E’ stato il primo libro con storie d’amore.  E’ stato il primo libro che mi ha fatto piangere.

Ricordo ancora che ognuna delle sorelle March aveva un’equivalente reale nella mia vita. Ancora oggi uno dei miei parametri per giudicare una persona è associarla a qualche personaggio del mondo di Piccole donne. Io mi rivedevo, allora in Amy, carina, gentile ma estremamente capricciosa: ero io. Capace di atti estremi sia di amore che di odio, come quando bruciò il manoscritto (e dico manoscritto, non edito al pc) di sua sorella Jo. Poi, negli anni, mi sono rivista in Jo, donna che cerca di imporre la sua indipendenza davanti a tutto, anche all’amore, in una società maschilista e conservatrice come quella americana dell’Ottocento. Meg e Bechy non mi hanno mai entusiasmato, Meg molto conformista e Bechy troppo rarefatta e vulnerabile per essere apprezzata. Dopo Piccole donne, lessi anche Piccole donne crescono e Gli uomini di Jo, i seguiti di quella che oggi sarebbe considerata una saga, forse la prima saga della letteratura per ragazzi. Ho visto tutti i film legati a Piccole donne e ovviamente non vedo l’ora di andare al cinema il 9 gennaio per vedere quello in uscita. Vorrei anche portarci mia figlia settenne e così, in previsione del film, ho cominciato a leggerle il romanzo. La lettura sta procedendo bene, anche se mi stupisce come il mondo ottocentesco statunitense ad una bambina negli anni Ottanta (del 1900) potesse sembrare vicino e che distanza abissale ci sia, invece, con una bambina degli anni Venti (del 2000).

Il romanzo si apre con l’arrivo di una lettera dal fronte da parte del padre: mi sono dovuta fermare a spiegarle della guerra, della povertà, della mancanza di elettricità e della mancanza dei telefonini per avere notizie!! Ma negli anni Ottanta non ci facevamo domande? Forse ci facevamo trascinare dal fluire degli eventi, ovviamente (mi auguro) consapevoli delle distanze, senza soffermarci su ogni singolo dettaglio. O forse davvero i centosette anni di distanza tra la mia nascita e quella del romanzo sono minori dei trentasette tra me e mia figlia in termini di background culturale? Comunque, se andiamo avanti di questo passo, certamente non riusciremo a finire il romanzo prima del 9 gennaio. Mia madre, se non finivo un romanzo prima del film tratto da quello stesso romanzo, non mi ci portava a vederlo (ricordo di aver terminato Il nome della rosa alle due di notte di un giorno della mia terza media perché la sera davano il film in televisione e mia madre non me lo avrebbe mai fatto vedere se non avessi finito il libro). Io andrò lo stesso a vedere Piccole donne con mia figlia, anzi magari la visione del film le fornirà quelle spiegazioni che faranno fluire più velocemente la lettura. Del resto, il cambiamento epocale c’è stato, no mamma??

P.S. Non sono mai riuscita a vedere un film senza prima leggerne il libro da cui fosse tratto.

Cindy

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