April 18, 2022

Categoria: Recensioni

Tempo di lettura: 3 min.

Buona Pasquetta, lettrici! Anche a quelle che non leggono, ci mancherebbe. Buona Pasquetta a tutte! State mangiando gli avanzi della grigliata del pranzo? Decorando il pavimento con del vomito al cioccolato? Facendo l’aperitivo con Citrosodina e Anitra WC (non mi snobbate il Mr. Muscolo Idraulico Gel, che stuba l’instubabile, fidatevi)? Qualsiasi cosa stiate per fare, fermatevi, che c’è una recensione da leggere!

Vi presento, per questa settimana al lunedì invece che al mercoledì, la recensione di Come ti rovino la settimana di Chiara Rametta, un libro divertente e particolarmente indicato a questi periodi di sollazzo aprilino.

TRAMA SICULO MILANESE

Miranda, redattrice del magazine per teenager GoTv, sta per vivere un periodaccio: viene tradita dal fidanzato storico, importunata da un collega, abbordata da uno sconosciuto in un bar, caldamente invitata da un’amica a iscriversi in palestra per superare il trauma e deve tornare a casa, la sua Palermo, per partecipare al matrimonio della madre con il dolce Giordano, esponendosi alla terribile domanda: ma dove hai lasciato Riccardo? che tutto l’albero genealogico non vede l’ora di porle. Credo di essere andata in ordine di eventi catastrofici. Se siete lettrici attenta ai titoli dei libri che leggete, capirete che il peggio che deve affrontare la protagonista deve ancora venire… basteranno i manicaretti siculi a lenire il dolore della singletudine e degli incontri al limite del paranormale?!

TRAMA SICULO MILANESE

 Miranda, noi ti amiamo. Quanto godiamo a leggere le vicissitudini di una ragazza affetta dalla rogna sentimentale? Viene incornata per bene e il suo ex, invece che rispettare il periodo di lutto che deve seguire la fine di un rapporto storico, la sostituisce con una ragazza vegana! Dai. Lo spasimante che la tormenta in ufficio risponde al soprannome di Mr Tetta. Il suo insegnante di soft boxe le fa venire l’orticaria dalla strafottenza (le fa venire anche l’acido lattico, ma direi che su quello possiamo anche chiudere un occhio).

Ecco, vorrei dire cose, ma non posso. Lo spoiler si acquatta dietro ogni angolo. Allora mettiamola su due punti che possiamo definire generici: la Sicilia e il destino. Ogni capitolo parte con un modo di dire siciliano, rendendo esplicito e fondamentale il rapporto di Miranda, milanese per lavoro, con la sua terra, i suoi profumi, soprattutto il suo passato: la narrazione in prima persona ci svela il dolore legato al tradimento del padre e alla conseguente fine del matrimonio dei suoi genitori, e dei problemi di peso conseguenti alla conseguente. Una conseguenza alla seconda. Miranda ce ne ha messa, di forza, per lasciarsi tutto alle spalle. Ultima conseguenza? Non crede nel lieto fine del “vissero per sempre felici e contenti”.

Punto numero due: il destino. Come lo definiamo? Beffardo o direttamente stronzo? Lungimirante? Sadico? Potrei andare avanti altre centordici righe, essendo che conosco molti aggettivi qualificativi. Ma perderei il punto: non devo descrivere il destino, quanto ricordare la sua importanza all’interno dell’evoluzione del personaggio di Miranda e nel viaggio della narrazione verso il suo …… fine. Indovinate l’aggettivo qualificativo. Anzi, leggete direttamente il libro e fatevi una settimana di vacanza anche voi, nella casa in campagna dei Ferrari.

Ma parlare da soli non significa necessariamente che ci sia qualcosa di patologico, anzi, si può affermare che nella maggior parte dei casi fa bene. Credo che serva più come auto-supporto o motivazione. E comunque ho letto in una rivista che chi parla da solo è più intelligente e creativo della norma.
Sarà…
Io credo, invece, di essere fuori come un balcone.

Giulia

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