September 7, 2020

Categoria: Recensioni

Tempo di lettura: 2 min.

Quest’estate tutti i fan di Sherlock Holmes, della prima e dell’ultima ora, si sono presi decisamente un bel colpo scoprendo che il loro diletto sarebbe tornato sugli schermi (fossero anche quelli da 15 pollici di un pc), precisamente il prossimo 23 settembre su Netflix. In realtà non si tratta propriamente del brillante e ormai affermato detective di Baker Street che abbiamo imparato ad adorare attraverso libri, film, serie tv, ma di sua sorella: Enola. Oibò, e chi l’avrebbe mai detto che Sherlock avesse una sorella? Sicuramente io no e i libri li ho letti tutti.

A ogni modo, come dicevamo, a godere delle luci della ribalta è Enola (Millie Bobby Brown, sì, Undici di Stranger Things), la sorellina adolescente di Sherlock (quel “bonazzo” di Henry Cavill) e Mycroft (Sam Claflin, che le più assatanate ehm no, le vere fan ricorderanno in Io prima di te).

Il film è ambientato nel 1880 e vede la giovanissima Enola partire avventurosamente per Londra alla ricerca della madre (Helena Bonham – Carter, che non avrebbe bisogno di presentazioni, comunque la Bellatrix Lestrange della saga potteriana, giusto per dirne una) che è misteriosamente scomparsa nel giorno del suo sedicesimo compleanno. Il suo viaggio la coinvolgerà in un intricato complotto e, naturalmente, il suo destino si incrocerà con quello dei più famosi fratelli maggiori. Il personaggio di Enola è tratto dai romanzi omonimi che stanno per approdare nelle nostre librerie grazie a De Agostini il 15 settembre prossimo. Gli eredi di Sir Arthur Conan Doyle hanno però intentato causa, per violazione del copyright, a Netflix, al regista Harry Bradbeer (Fleabag), allo sceneggiatore Jack Thorne, autore del testo teatrale della nuova storia della saga di Harry Potter, a tutta la produzione, all’autrice dei romanzi da cui è tratto il film: Nancy Springer e, dulcis in fundo, alla casa editrice Penguin Random House. Mentre gli eredi gridano al plagio e afferrano i forconi, o forse no, impugnano le carte scritte dall’illustre parente tra il 1923 e il 1927, Millie Bobby Brown dichiara a Usa Today: “quello che vedrete nel film sarà la storia di una giovane ragazza che cerca di trovare se stessa in un caos che non riesce a gestire pienamente, questa è una cosa comune agli adolescenti in generale. Lei è una ragazza molto intelligente e utilizza questa sua intelligenza con uno spiccato senso dello humour, contrariamente a quanto faceva Sherlock Holmes”.

Io puntualizzerei che nella serie televisiva Sherlock di Steven Moffat e Mark Gatiss di humour ce n’è stato parecchio e nemmeno si può dire che i due Sherlock Holmes (a quando il terzo??) di Guy Ritchie fossero film seriosi. Comunque, se appena appena si indaga un po’ nella filmografia dedicata all’investigatore col deerstalker si scopre un universo in cui, tra gli ultimi parti già citati, spicca anche Mr. Holmes, il mistero del caso irrisolto, in cui Ian McKellen (un altro che non ha bisogno di presentazioni VERO????!! Altrimenti correte a rivedervi tutta la saga de Il Signore degli anelli e Lo Hobbit, tanto per cominciare, e poi ne riparliamo) impugna bastone e cappello a cilindro per dare vita a un Holmes ormai invecchiato, ma che non ha perso il suo fiuto. Tra gli Sherlock passati, invece, ricordo con piacere: Piramide di Paura dove ci sono le imprese giovanili del nostro beniamino, Basil l’investigatopo in cui il prode è interpretato da un simpatico topino e Vita privata di Sherlock Holmes di Billy Wilder.

A quanto pare questo affascinante personaggio, nato dalla fantasia di un medico che si “annoiava” e per questo scriveva, ha ancora molto da dire e raccontare, così come la sua stramba famiglia. Ora attendiamo di vedere in azione la sorella (non gemella, per fortuna) che non-ci-saremmo-mai-aspettati-di conoscere, ma che già amiamo.

Marysun

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