May 26, 2021

Categoria: Consigli utili

Tempo di lettura: 2 min.

Sono nata donna. Mia mamma ha scelto di farmi nascere in Basilicata e mio papà ha scelto di farmi crescere in Lombardia. Probabilmente mio padre mi avrebbe fatta nascere a Brescia e mia madre mi avrebbe fatto crescere in Basilicata. Mia madre ha scelto di mandarmi poco o nulla all’asilo. Io ho scelto di non fare la primina. Se avessi potuto scegliere, mi sarei regalata qualche centimetro in più. Quando una persona sceglie, significa che si trova di fronte a varie opzioni e ne sceglie una. Ognuno di noi ogni giorno compie delle scelte, dalle più banali (cosa indossare, cosa mangiare, cosa fare nel proprio tempo libero) alle più complesse (chi votare, chi ascoltare, sposarsi, lasciarsi, fare o non fare un figlio). Alcune cose capitano, non si scelgono: ci si innamora, ci si ammala, si viene licenziati, si vince alla lotteria.

Le scelte sono accompagnate da un’assunzione di responsabilità: quando si compie una scelta ci si assume le conseguenze di ciò che si è fatto. Una scelta implica anche la rinuncia alle altre opzioni: quando vado al ristorante, odio scegliere perché ho sempre il timore di rinunciare a qualcosa che mi piacerebbe di più. Paradossalmente preferisco un menù fisso, dove posso escludere solo ciò che non mi piace, senza dover rinunciare a qualcosa che mi piace. Non si sceglie di innamorarsi, capita e basta! Come affrontare l’innamoramento appartiene all’ambito delle scelte: dichiarare il proprio amore, struggersi per amore, rinunciare all’amore, fingere di non amare. Le cose che capitano non sono scelte. Io non ho scelto di nascere donna, sono capitata donna (e sono molto contenta di esserlo, anzi, ringrazio sempre per essere nata donna). Non ho scelto di innamorarmi di un uomo, mi è capitato.

Non escludo di potermi innamorare di una donna, potrebbe capitare. In un mondo ideale, non ci sarebbe bisogno di una legge che tuteli chi subisce violenza per ciò che è.

In realtà la violenza non dovrebbe mai essere giustificata. Ma diventa un abominio quando viene perpetrata su qualcuno che non sceglie chi amare, ama punto e basta. Su molti profili di gente anti vax leggo che un governo che abbia come priorità il DDL Zan non può imporre il passaporto vaccinale. Ecco, una simile rivendicazione si basa su un presupposto sbagliato: chi ha una disabilità o chi ama qualcuno, non sceglie di farlo. Una disabilità accade. Una persona nasce con disabilità. Amare accade: nessuno sa con precisione dire perché ci si innamora proprio di quella persona. Certo non si sceglie chi amare. Tutta la polemica contro il DDL Zan parte dal presupposto che uno scelga se essere disabile o chi amare. L’ho già detto in un post precedente: il DDL Zan punisce chi usa violenza contro disabilità o diversità di genere proprio per ciò che si è, non per ciò che si sceglie.

Il tema della vaccinazione è un tema complesso. Ma riguarda le scelte personali di ognuno di noi. Forse riguarda anche delle scelte collettive ed etiche, ma di questo parlerò in un altro post. Si può lottare per delle scelte diverse o per dei cambiamenti, ma non si può discriminare una persona per quello che è. Le scelte sono fondamentali nella nostra vita, tanto da diventare quasi identitarie. Quindi una scelta può diventare un’identità: io sono antifascista e lo scriverei sulla carta d’IDENTITA’, come il colore dei miei occhi e la mia statura. Un’identità non può però mai diventare una scelta e come tale va tutelata e rispettata. In un mondo ideale, non ci sarebbe bisogno neanche di specificarlo. Ma noi viviamo in un mondo reale, dove esistono le quote rosa e dove Pillon è un senatore della Repubblica.

Cindy

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