April 27, 2022

Categoria: Recensioni

Tempo di lettura: 3 min.

Volete sapere di chi è la colpa della recensione di oggi? Non dei pacchi della Mondadori, non del fato, ma di Moon Knight. Sì, l’ultima serie della Marvel. C’è Oscar Isaacs che fa comunella con gli déi egizi fasciato in un vestito bianco con dettagli alla Sailor Moon, vuoi non leggere un libro che ti sbatte in copertina la scritta Colter Shaw è in missione contro la Fondazione Osiride?

Vi presento con gioia egizia la recensione del thriller Gli eletti del famoso Jeffery Daver, un libro particolarmente indicato, come dicevo, a chi ama immischiarsi nelle faccende di misteriose sette nascoste negli anfratti di montagna. Ovvero noi.

TRAMA CHE LAVA IL CERVELLO

Torna il cacciatore di ricompense Colter Shaw, che caccia un gran bene. Ma non tutti gli inseguimenti escono col buco, per cui, tentando di riportare a casa due giovani fuggiaschi accusati di aver incendiato croci e sparato a uomini di fede, non riesce a impedire che uno dei due si butti da un dirupo. Muore davanti ai suoi occhi, obbligando l’amico a confessare quello che stavano per fare: unirsi a un gruppo di auto aiuto e sostegno e miglioramento della propria vita e cazzate varie. Cazzate varie l’ho aggiunto io, non l’ha detto il ragazzo. Insomma, Colter, sentendosi in colpa per aver indotto il ragazzo al suicidio, indaga fino a scoprire che esiste una Fondazione Osiride guidata dal Maestro Eli che “guarisce” le persone sopraffatte dal dolore. Scopre anche che ci sono delle coincidenze macabre legate a questa Fondazione, tipo giornalisti ammazzati una settimana dopo averci scritto un articolo, per cui, con il nome di Carter Skye, chiede di diventare uno dei loro membri…

FINE TRAMA CHE LAVA IL CERVELLO

Sono sincera: nonostante l’incipit ci presenti il cacciatore Colter in piena missione, intento addirittura a schivare un masso lanciato con l’intento di spiaccicarcelo sotto, non ero convintissima. Avevo un altro libro di Jeffery pronto da leggere (pacco Mondadori) e stavo per scambiarli. La sua penna celebre scorre precisa, ritmata, piacevolmente ironica, su un letto di rara raffinatezza, ma era proprio l’idea del cacciatore di taglie alla Renegade che non mi ispirava. Lui bravo, eh. Insegue, studia, medita, ti insegna anche a depistare i cacciatori di taglie concorrenti, insomma, si applica per intrattenere la lettrice, ma, fino a che non saltano fuori quattro loschi figuri con una catenina con il simbolo dell’infinito, io leggevo una riga all’ora. E poi, la setta! Ho ingranato la marcia.

Come mai siamo morbosamente attirati dall’idea dell’idolo che lava cervelli e risucchia vite? Forse ci interroghiamo inconsciamente sulla forza della nostra fibra mentale e morale. Potremmo contrastare un “maestro” abituato a schiacciare cervelli (“menticidio”, lo definisce uno dei personaggi, una psicologa), che… ah, me lo chiedo solo io?? Va bene, vado avanti con la recensione. Fatto sta che il protagonista si infiltra nella setta e scopre il principio psicorelifilonaricistico su cui si basano gli insegnamenti di questo famoso Maestro Eli. E scopre anche, ovviamente, il marcio. Da quel momento il libro diventa uno sconto uno contro setta, e Colter ci insegna anche a fare una lancia fai-da-te, che non si sa mai… soffermiamoci per un momento sul protagonista: il nostro Colter non se ne va in giro armato solo di una pistola e tanta competenza, ma anche di una sacca abbastanza piena di dolore. Il padre, ucciso da persone che lo braccavano a seguito di una scoperta misteriosa, negli ultimi anni della sua vita era diventato paranoico e distante, smettendo di essere un padre molto tempo prima della dipartita, e il fratello maggiore si volatilizza nel nulla. Un vissuto pesante che lo rende, per assurdo, il profilo ideale per entrare nel Percorso della Fondazione Osiride.

E poi, un colpo di scena dietro l’altro. Fino alla fine del libro. Le pagine di assottigliavano, e Jeffery giù di colpi al cuore, quasi come se ci fosse negato l’arrivo in zona “The End”. Ho anche pensato che l’ultima riga dell’ultima pagina dicesse: ma pensi davvero che il libro sia finito qui? Dai, bella, vai su Amazon e piglia subito gli Gli eletti 2 che forse trovi la fine. Credo che mi recupererò gli altri libri delle avventure di Colter Shaw.

Era quello il posto in cui avevano effettuato il primo «colloquio» con il reporter? Non sembrava una stanza adatta a un interrogatorio. Pareva più che altro l’ufficio di un dirigente con il pallino dell’antico Egitto, il CEO di una società piccola ma solida che si occupava di forniture mediche o per l’ufficio.
La porta si aprì e Shaw si ritrovò faccia a faccia con uno sconosciuto tracagnotto che sfoggiava la divisa d’ordinanza in versione maschile: camicia azzurra, pantaloni neri. Il ciondolo dell’infinito che aveva al collo era d’argento, come quello di Hugh.

Giulia

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