March 31, 2021

Categoria: Consigli utili

Tempo di lettura: 2 min.

Fino a quando ho vissuto a casa dei miei, le vacanze di Pasqua si trascorrevano a Pietrapertosa, ridente paesino sulle dolomiti lucane che ha dato i natali ai miei genitori e pure a mio marito. Tradizione voleva che dopo il suono della campanella delle 13 del mercoledì santo, ci si fiondasse a casa e si partisse per quel viaggetto, che considerando la velocità da crociera di mio padre, durava dalle 14 alle 15 ore: mio padre guidava fino all’una di notte, poi si fermava in un’area di sosta e dormiva qualche ora. Come mio padre si fermava, io mi svegliavo. Osservavo le auto ferme accanto a me. I camion, le persone e i bambini e fantasticavo sulle loro vite. Poi papà ripartiva e io mi riaddormentavo. Mi svegliavo solo quando ormai sulla statale denominata basentana, scorgevo all’improvviso le dolomiti lucane. Io non ho mai vissuto a Pietrapertosa, sono cresciuta a Brescia, ma quella visione sapeva di casa. E devo dire che è una sensazione che evidentemente si trasmette per via genetica, perché anche mio figlio a quella visione si commuove.

Una volta arrivati nella grande casa dei nonni cominciava la settimana santa fatta di riti religiosi e profani. Il giovedì era la giornata dedicata ai “pasticci”, torte salate che si preparavano il giovedì per essere consumate alla domenica, a conclusione del periodo quaresimale e la sera si partecipava alla funzione della lavanda dei piedi. E rivedevi le amiche e gli amici lasciati l’estate precedente, un po’ cambiati e intimiditi nel rivederti, così tanto tempo dopo. Partecipavo a tutte le funzioni, ma la processione del venerdì santo è sempre stata la mia preferita: la commistione dell’aria di primavera, con i suoi profumi e i suoi colori e lo struggimento della passione di Cristo comunicavano una sensazione ossimorica che oggi ho ritrovato nella situazione strana che stiamo vivendo. La primavera che arriva prepotentemente, evocando la speranza dell’estate si scontra con la realtà di dolore, di sofferenza e di malinconia che ci pervade in questi giorni.

La circolarità del tempo che ritorna ogni anno uguale a se stesso, ma che si scontra con la dimensione lineare del tempo fatta di eventi: il cerchio e la retta.

Diverso tutti gli anni, ma tutti gli anni uguale, dice Guccini nella Canzone dei 12 mesi. La voglia di trascorrere del tempo con le persone che amo si scontra con l’impossibilità di farlo. E il tempo di vacanza evoca maggiormente le mancanze. Le vacanze esistono come possibilità di fare cose che nel tempo ordinario non si fanno, vedere persone che da tanto non vedi, vedere posti che hai immaginato solo con la fantasia. Ma la primavera è davvero una stagione troppo bella, per lasciarsi sopraffare dalla malinconia. Ho recuperato dallo scaffale della libreria tre libri che avevo comprato ma non ancora letto, ho tirato fuori dal garage la brandina da giardino e sistemato la bicicletta. Malinconia, quest’anno non mi avrai! Ho intenzione di combatterti a suon di letture, gite in bicicletta e sano cazzeggio.

Se mi gira, pitturo anche una parete di casa e sistemo la libreria in ordine d’autore, perché anche questa è vita. Non è un tempo sospeso, ma il nostro tempo: siamo tutti in attesa della famigerata uscita dal tunnel, senza accorgerci che anche il tunnel serve per collegare il qui con l’altrove.

Cindy

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