March 16, 2022

Categoria: Recensioni

Tempo di lettura: 3 min.

Uan, ciù, FRI. Non voglio parlarvi di quanto sono stata bene con le DONNE che mi circondavano e di quanta cultura sono riuscita a nascondere nel cervello, inspirando come se avessi cinque narici. No, no.

Vi parlo invece del libro che WordsEdizioni ha portato in anteprima al Festival del Romance 2022: Joel&Sue di Laura Nottari, un parallelepipedo rosa (il libro, non lei) che solo alla vista si porta a casa un primato geometrico. Ero talmente emozionata che invece di chiederle notizie sul libro (l’avevo letto e adorato tempo prima, a mia discolpa) le ho chiesto una cosa fine e intelligente tipo: ma cosa si prova a avere gli occhi azzurri? Lei, da signora qual è, invece di farmi sperimentare cosa si prova a avere un dito in un occhio, ha risposto.

TRAMA CHE TE POSSINO

La protagonista si chiama Mary Sue e ha le idee molto chiare sull’amore e su come vorrebbe essere trattata dal suo lui. Doveroso l’estratto: uno che ti apre la portiera della macchina e poi, sul sedile posteriore, apre te. L’unico problema è che non trova un lui con cui instaurare un rapporto che va oltre la nottata, diciamo. E allora cerca il suo rombo rosso durante una serata alla Cupido levati che stiamo lavorando in un locale di New York: gli organizzatori cercano di matchare due persone, grazie a un simbolo uguale che si portano appiccicati come una spilla, dopo aver preso nota delle preferenze dei partecipanti. Facile, no? E la nostra Mary viene matchata con uno biondo, ma tanto biondo, e bello, ma tanto bello (parole sue, ma noi ci fidiamo). MAAAAA, il biondissibellissimo ha una rogna di amico, mentre lei ha un’amica tendente alla confusione alcolica, per cui, quando arriva il momento di salutarsi per evitare di ricadere nella trappola della botta nottata e via, scatta il delirio che lega la coppia sbagliata, ovvero Mary e quella rogna dito in chiappa del migliore amico, Joel. Quando se ne accorgono e Mary vuole fuggire da quel cretino che continua a chiamarla Siuuuu, viene incastrata in un’improbabile cena col cretino, dando il via a un fuoco incrociato di missioni personali che finiranno per innervosire persino il corso del loro destino. Lei vuole sfruttare lui per arrivare al suo amico, lui vuole migliorare lei e tirare fuori la Siuuuu meno peripatetica che ci alberga dentro. Amici?

FINE TRAMA CHE TE POSSINO

Ma Joel fa il missionario? No. Il dentista. E ha una serie di problemi legati al controllo. Mica come Mr Grey, che ti vuole infilare palline negli orifizi per regalarti pacchi di piacere, solo come un rompicoglioni fobico e sociopatico, che persino uno dell’ASL vorrebbe dargli fuoco. Io l’ho amato dalla prima apparizione. Mary Sue invece l’ha odiato, e la scambio di battute tra i due fa godere la lettrice dal cuore tenero come un pandoro ricoperto di mascarpone, ma senza l’indigestione dopo. Staresti a leggere per ore la sublime alternanza di sentenze sprezzanti e relativi insulti e consigli non richiesti e minacce fisiche, cullata da una narrazione che non riesci a interrompere prima del finale. Smetti di mangiare un pandoro col mascarpone prima che sia finito?! Conosco gente che fa la scarpetta. Non io, ovviamente.

Tornando a noi… una come Sue la conosciamo di sicuro. Magari siamo noi, le Mary Sue divise tra un nome e un altro, tra un volere e un potere, tra una ricerca di approvazione e una di indipendenza. Una donna che si piazza al binario dei principi azzurri, scruta il tabellone degli arrivi e delle partenze cercando il treno azzurro del romantico, prodigo di complimenti e di mani aperte sulle chiappe, e aspetta. E se quel treno ideale si fosse deragliato generazioni fa? Nonostante ci siano personaggi secondari meritevoli di molti commenti positivi e linee narrative che si intrecciano alla principale per dare linfa al passato dei due protagonisti, mi riesce difficile smettere di parlare della potenza dei sentimenti di Joel e Sue. C’ho la joelesuelite.

La bellezza di questo libro, tanto divertente quanto sfacciatamente profondo, sta nella lucida analisi delle diverse fasi, o età, dell’amore. Come i periodi dei pittori. Sei nel tuo periodo Trasparente (quello dell’alcol), quando ti basta uscire con la tua migliore amica senza badare a quanti sogni stai imprigionando nel cassetto. Non vuoi un fidanzato, vuoi un servo della gleba. Il rassicurante uomo che, la ragione, te la infila in tasca ogni cinque minuti. Poi, se sei fortunata, maturi. Entri nel periodo Nero (quello in cui ti rendi conto che, se paghi l’affitto, togli risorse utili ai sogni nel cassetto) e inizi a volere persone che ti offrono pareri sinceri, non pettinate d’autostima. Pareri che ti aiutano a incanalare le energie nel futuro che vorresti. Pareri che ti fanno venire voglia di infrangere i comandamenti, certo, ma senza i quali scopri di essere inspiegabilmente incompleta.

Alle undici arriva il cambio. La mia collega si mette dietro la cassa e Joel la nota, mi guarda, indica il tavolo e inizia a battere la mano sulla parte libera.
Ritmicamente. Senza smettere. Batte, batte, batte.
Mi arrendo al destino. Sfilo il grembiule e, tra il tum-tum-tum della mano, mi accosto a lui. «Smettila. Arrivo.»
«Gioia e giubilo nel regno. Siediti.»
«No, aspetta, prima devo pisciare.»
«Mademoiselle…»
«Estinguiti.»

Giulia

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