January 6, 2021

Categoria: Consigli utili

Tempo di lettura: 3 min.

Sottotitolo:

Si riapre l’8 dic, no, il 7 gen, anzi no, l’11 genn…

Sono consapevole che quando si tocca la scuola per me è come toccare un nervo scoperto: la scuola è il mio luogo di lavoro. La peculiarità del mio lavoro è che è il luogo dove i bambini prima e i ragazzi poi sperimentano la socialità, apprendono conoscenze e sviluppano competenze. Un tempo la scuola era anche l’unico ascensore sociale. Oggi forse un po’ meno. E’ uno dei lavori che interessa maggiormente la società perché le famiglie con figli inevitabilmente incapperanno nella scuola. La scuola ha inoltre una duplice valenza: da una parte insegna, dall’altra vigila. In questa emergenza appare evidente che al legislatore e alla società interessi soprattutto la seconda valenza, che dal mio punto di vista è la meno importante. Il Legislatore ha stabilito che in presenza si vada a scuola fino a 14 anni. Perché? Non perché si pensi al benessere dei bambini, allo sviluppo cognitivo, alla facilità di apprendimento in presenza. No, la ratio è che fino a 14 anni i bambini a casa soli non possono stare. Che nel primo lockdown, le madri si sono dovute sacrificare per aiutare i figli piccoli (e vi assicuro anche i grandi) con la DAD. Che tenere a casa i bambini fino a 14 anni avrebbe significato sollevare le proteste da ogni dove. Che ci sarebbe stato il problema di sovvenzionare i genitori che avrebbero dovuto rimanere a casa. Che probabilmente i nonni avrebbero dovuto compensare le mancanze dello Stato, occupandosi dei bimbi a casa. Quindi, lo Stato riconosce una valenza assistenziale alla scuola: babysitteraggio.

Quale fascia di giovani è maggiormente sacrificabile? Quella fra i 14 e i 19: stanno a casa da soli, sanno accedere alla DAD in modo autonomo, all’occorrenza si fanno da mangiare, sporcano sì, ma solo nelle loro stanzette.

Lasciare a casa i ragazzi delle superiori significa riconoscere alla scuola solo la capacità di vigilare. Significa mettere una benda sugli occhi per non vedere i danni che questo sacrificio sta avendo e avrà su una generazione di giovani, che saranno gli adulti di domani. Significa disconoscere alla scuola il suo ruolo principale: educare e formare.

Agli occhi di molti i giovani delle superiori risultano dei privilegiati: “Alla loro età, avessi avuto io la possibilità di stare a casa da scuola. Ma di cosa si lamentano? Che ipocriti, si lamentano di non andare a scuola, poi quando ci vanno, fanno di tutto per non andarci.” Ieri ho dovuto comunicare a mio figlio che non sarebbe ritornato a scuola l’8, come da calendario preparato dal preside della sua scuola: un calendario pieno di colori, che prevedeva fondamentalmente la presenza a scuola solo per due giorni alla settimana. Ma per i ragazzi era già tanto. L’8 nel nostro lessico familiare si era colorato di enfasi e di speranza. “Dai, Lore, che l’8 ritorni a scuola!”, “ Lore, non ti faccio uscire oggi, dai manca poco e rientri a scuola!”.

Leggo ieri che il 7 non si riapre. Forse l’11. Quando vado a correre e sono a 200 metri da casa, do il meglio di me, aumento l’andatura, stringo i denti perché vedo il traguardo (il mio atleta professionista mi conferma che avviene anche durante le gare importanti). Ecco, spostare il traguardo ad un passo da esso è un tradimento, non si fa, è una porcata. Ammesso poi che l’11 riaprano: “Noooooo, mamma! Vedrai che tanto non riapriranno. Ci avevano detto forse il 9 dicembre e non hanno aperto. Ci avevano detto sicuramente il 7 gennaio e non aprono..” “Lore, ma perché sei così dispiaciuto?”, “Perché volevo rivedere i miei amici, il prof. di religione e poi mamma, io a casa non riesco a seguire, mi distraggo in continuazione…”. Trascritto letteralmente.“Ma nonna aveva detto che i trasporti funzionavano bene?”, hai ragione, Lore. Dopo tre mesi estivi e tre mesi autunnali, possibile che siamo ancora al “VIA”? Che il problema sono i trasporti? Che il problema sono i giovani? Non li abbiamo colpevolizzati abbastanza?

A Padenghe a ballare sui tavoli la sera del 31 dicembre erano adulti con età media sui 55 anni: multa e 5 giorni di sospensione. E i nostri giovani??? E’ lecito pensare che “tanto questi stanno a casa volentieri, non recano danno ai lavoratori, stanno meno in giro, subiscono in silenzio” è bene che stiano a casa. Lore, guardami, promettimi che se lunedì non riaprono, vai davanti alla tua scuola con i tuoi compagni e protestate (in sicurezza, con mascherine e distanziamenti). Basta subire! “Mamma, son passati i tempi delle rivoluzioni!”. Forse questa risposta mi ha fatto ancora più male: l’idea che insieme si possano cambiare le cose è tramontata. E soprattutto, tenendo chiuse le scuole non si potrà nemmeno imparare sui banchi di scuola.

Cindy

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