January 6, 2020

Categoria: Recensioni

Tempo di lettura: 2 min.

Recensione vintage! Noi della grrr redazione abbiamo infatti deciso di deliziarvi con recensioni di libri e film che non siano necessariamente “appena sfornati”, ma che siano funzionali all’argomento che trattiamo in settimana, al fine di spiegarlo a suon di chiarezza, brio e opere famose. Il nostro unico buon proposito del 2020 si riassume con “la cultura non ha data di scadenza”, un modo ingegnoso per nascondere la diabolica operazione “portiamo acqua al mulino del nostro argomento”. Credo di aver involontariamente confessato.

Ma torniamo a noi. Abbiamo inaugurato il gennaio 2020 nel segno della donna forte e proseguiamo in ordinata fila indiana verso il racconto dell’uso del corpo della donna forte (tema leggerino, eh? Quando si parla di corpo dopo le feste, si finisce per essere terribilmente di moda). Scegliamo di recensire il libro di Gillian Flynn “L’amore bugiardo”, la cui protagonista è, senz’ombra di dubbio, una donna forte. SPOILER ALERT. Intendo fortemente disturbata. Da questo magnifico libro del 2012 hanno tratto l’omonimo film del 2014, la cui fedele trasposizione è stata curata proprio dalla scrittrice, assicurando al pubblico la stessa inquietante tensione nella ricerca di… di cosa esattamente? Beh, di un corpo. Amy, la mitica moglie di Nick Dunne (a lei i genitori hanno dedicato la fortunata serie di libri “Mitica Amy”) scompare nel nulla, mentre il suddetto marito viene fagocitato dalla ricerca all’indizio cruciale e la sua vita da rivelazioni molto poco lusinghiere. Qualcosa che ti fa venire voglia di urlare ad ogni pagina che un merluzzo morto riuscirebbe a cavarsela meglio. Il libro ha ufficialmente il patentino di thriller psicologico, ma potrebbe benissimo avere il patentino di un horror manuale per coppie, una sorta di “tutto quello che NON si dovrebbe fare al proprio coniuge”, e persino di rivista scientifica sull’uso e abuso delle maschere sociali per contorcere un messaggio potenzialmente chiaro. Ma pure una critica feroce all’intervento della stampa nei casi di (presunto) omicidio. Hai voglia a dire “mah, ho comprato un thriller…”.

A me, che sono sposata, un filino di disagio l’ha provocato, soprattutto quando Amy descrive impietosamente i ruoli di donna e moglie che le stesse donne e mogli si sono costruite nel tempo per piacere agli uomini. Poi scopri che ha il cervello leggermente andato a male e tiri un sospiro di sollievo, ti togli la gocciolina di sudore con la punta di un dito sapendo che sono descrizioni frutto di una mente instabile, eppure… a proposito. I due narratori della storia sono proprio loro, Nick e Amy, per cui viviamo gli accadimenti attraverso i loro occhi, i loro commenti e i loro stati d’animo. E il corpo femminile entra prepotentemente in ballo nel momento in cui scopri SPOILER ALERT che Amy, manipolatrice border line di prima categoria (“adoro essere una ragazza con tutte le sue trappole a posto”) se ne serve come strumento di condanna per il marito, un grazioso involucro che lei ingrassa, ferisce e nasconde a seconda dello scopo che vuole ottenere. Ti senti una persona normale quando pensi che, al massimo, a tuo marito che ti fa incazzare tireresti giusto un vaso in testa.

Non guardatevi subito il film. Nonostante meriti, dedicatevi prima alle righe incisive del libro. Sudate un po’ anche voi. Lodate il delizioso escamotage della scrittrice che, nella prima parte, al racconto di Nick contrappone “il diario di Amy”, libro della sua follia inserito garbatamente nel libro vero e proprio (io ci sono arrivata col senno di poi, nonostante fosse dichiarato). Una pungente storia su come i diversi punti di vista riescano a confondere i contorni dei fatti oggettivi, fino a sgretolarli… la scoperta dell’acqua calda? Ma non sono tutti capaci di dimostrarlo in questo modo…

Giulia

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