March 16, 2020

Categoria: Recensioni

Tempo di lettura: 2 min.

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Sono tante le mostre che mi sarebbe piaciuto andare a vedere in questi giorni. Mi sarebbe piaciuto poter andare a Milano, a Bergamo, a Venezia… Ma non posso. In questi giorni in cui un virus sta confinando in casa la Lombardia, a casa ci sto anche io, e rifletto. E cerco di informarmi su che cosa c’è in giro in questo periodo.

A Milano, città cosmopolita, centro nevralgico del mondo della moda, della comunicazione di massa, e anche dell’arte, avrei voluto vedere Nikola Tesla Exhibition, in primis, Georges de La Tour. L’ Europa della luce, e, perché no, la mostra disneyana al Mudec. A Bergamo, l’Accademia Carrara offre In Peterzano, che vede protagonista Simone Peterzano, nel suo rapporto con grandi nomi della storia dell’arte, come Caravaggio e Tiziano. Qui scaturisce la prima delle mie riflessioni obbligate dalla mia momentanea impossibilità di movimento: Caravaggio e Tiziano, due maestri, due geni, due personalità talmente conosciute al grande pubblico che quasi potremmo definirli “popolari”. Caravaggio e Tiziano, due nomi così altisonanti che vengono utilizzati per pubblicizzare l’esposizione del meno conosciuto Peterzano, quasi come se fossero loro i veri protagonisti all’Accademia Carrara, due icone “pop”.

E allora, seconda riflessione, pensando alle icone pop, mi viene subito in mente la donna che ha ispirato numerosi artisti, registi, e anche politici. La donna considerata la personificazione della bellezza nel secolo scorso: Marilyn Monroe. Qualche tempo fa mi sono imbattuta in televisione in un servizio in cui si faceva pubblicità alla mostra di un giornalista che ha avuto modo di ritrarre la divina Marilyn. Si diceva che, a Venezia, si sarebbero potuti ammirare degli scatti esclusivi, quasi intimi, realizzati nel 1961 e che avevano come protagonista proprio la bionda attrice. Sebbene normalmente non apprezzerei un servizio semi-giornalistico di questo tipo, e ne criticherei il banalizzare la figura di Marilyn, sono rimasta piuttosto incuriosita, e mi sono andata a cercare qualche informazione in più.

La mostra è Douglas Kirkland. Freeze Frame, 60 anni dietro le quinte del cinema, e si è aperta il 15 febbraio presso il Centro Culturale Candiani di Venezia.

Constatando la mia scarsa conoscenza del mondo della fotografia, mi sono documentata e ho scoperto che il fotografo canadese ha realizzato degli scatti “niente male”, e ha documentato le scene di oltre 170 film, da Fahrenheit 451, a New York, New York, da La scelta di Sophie, a La mia Africa, senza dimenticare Titanic, e Il Grande Gatsby. Durante la sua carriera Kirkland ha conosciuto molte star e registi ed è stato in grado di mostrarli nella loro naturalezza, vulnerabilità e semplicità, dentro e fuori dal set. Come ha scritto Cristina Comencini, “Douglas Kirkland sa che l’immagine deve essere sintetica e ricca, contenere tante informazioni contemporaneamente, perché nel cinema (e nella fotografia) si ha poco tempo per raccontare e bisogna dire tante cose. Douglas si abbandona all’istinto, rischia, cerca. La bellezza non gli interessa fine a se sessa, vuole fermare la vita, per questo è uno dei più grandi registi del “fermo immagine” della nostra epoca, precaria e instabile come il cinema.”. E così è riuscito a immortalare momenti di grandi celebrità come Sofia Loren, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica, Jane Fonda, Meryl Streep, Robert De Niro, Jack Nicholson, Leonardo Di Caprio, Kate Winslet, e, ovviamente Marilyn Monroe. Riflettendo quindi sulla forza di una semplice pubblicità che passa alla televisione in una sonnacchiosa domenica mattina, mi sono trovata anche a “rispolverare” la biografia di Marilyn, che si, non è un’artista nel senso strettamente legato alle arti figurative, ma che è stata una tra le più grandi attrici della storia (e anche cantante), e che ha ispirato la cultura pop: basti pensare alle serigrafie di Andy Warhol, o anche solo alla storia di Marilyn Manson, o di Madonna.

Norma Jeane Mortenson Baker nacque nel lontano 1926, a Los Angeles, e la sua vita è stata segnata da problemi con le famiglie affidatarie e da una madre sconosciuta che soffriva di problemi mentali. Costretta a sposarsi giovanissima, incontrò un fotografo che la iniziò alla carriera di modella. Le sue fotografie fecero il giro del mondo, e cominciò pure la sua carriera come attrice. La sua vita non fu semplice: venne accusata di non badare alla madre malata, ebbe relazioni amorose sfortunate, alcuni suoi film vennero vietati in certi paesi, soffrì d’insonnia e divenne dipendente dai farmaci. Nel 1961 venne ricoverata (forse spontaneamente) in una clinica per disintossicarsi, ma la sua salute fu minata non solo dall’uso dei barbiturici, ma anche da notizie poco felici dal punto di vista amoroso. Morì all’età di 36 anni, in circostanze mai del tutto definite.

Questa mia striminzita biografia della Monroe non vuole essere una lezione su di lei, ma solamente far pensare a una delle più importanti icone della storia del cinema. Il riferimento alla mostra di Kirkland Dougland è solo uno dei tanti riferimenti ai fotografi che hanno avuto modo di immortalare la celebre diva, basti pensare a Milton H. Greene, Richard Avedon, Bert Stern…

Con questi riferimenti voglio semplicemente pensare ad una donna che è stata considerata l’emblema della bellezza, la protagonista nei lavori di Warhol, un’icona, un mito.

E affermare che, quando questo triste periodo di giusta contenzione del Coronavirus, un giro a Venezia per immergermi nella bellezza me lo farò.

Francesca Belussi

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