January 9, 2023

Categoria: Recensioni

Tempo di lettura: 3 min.

Ognuno di noi ha una comfort zone, fatta di amicizie, di gusti musicali, di film, di cibi e persino di abiti. Io non possiedo nulla di giallo: il giallo è fuori dalla mia comfort zone, non mi piace, ma soprattutto non mi piace su di me. Ascolto solo pochi e selezionati cantautori italiani, con qualche apertura alle rock band inglesi degli anni ‘70. Mangio prevalentemente vegetali, con poche aperture su formaggi e pesce. Frequento poche ma ottime persone. Ma soprattutto ho una comfort zone letteraria, che mi porta a leggere libri che abbiano uno sfondo storico oppure saggi. La comfort zone è un luogo sicuro, certo, protetto, che difficilmente si abbandona: chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova, diceva la mia nonna. Però. E qua si apre un però gigante.

La comfort zone delimita, esclude, taglia fuori parte di mondo. Così da qualche tempo mi sto lasciando conquistare da qualche incursione al di fuori del mio mondo. L’estate scorsa il mio bibliotecario di fiducia mi ha convinto a leggere Harry Potter, che sorprendentemente mi è piaciuto. I miei figli mi hanno portato a vedere film che mai avrei visto, tipo Mercoledì e Bad guys. Sono uscita con persone molto distanti da me, ma incredibilmente piacevoli. E durante le vacanze di Natale, ho letto i due nuovi romanzi della mia GRRRRSCRITTRICE Giulia Barucco. Vi parlo di Rimandata a dicembre perché è stato un triplice salto carpiato oltre la mia comfort zone: 1) è vendibile e leggibile solo in formato digitale e per me è un limite enorme non poter leggere su carta, ma; 2) è una storia ambientata a Natale, periodo dell’anno che io non sopporto; 3) è una storia d’amore, genere che non amo per nulla. La partenza era tutta in salita per la mia povera Giulia: pensate che quando mi fece leggere in anteprima il suo primo romanzo le suggerii che i due amanti si lasciassero nel finale o che morissero.

Quindi, armata di buona volontà, ho acceso l’apparecchietto regalatomi per i quarant’anni e ho cominciato la lettura. E niente, Giulia è veramente la maga delle parole, come d’incanto il suo libro è diventato un film, con tanto di particolari. Sono persino riuscita a sentire l’odore del gin aggiunto al vin brûlé, dal quale sbucava uno spicchio di mela. La storia si snoda in un arco temporale coincidente con le vacanze di Natale, in un paese della Franciacorta. I capitoli sono scanditi dai giorni, in una sorta di countdown che porterà al 28 dicembre e poi misteriosamente indietro al 22. Per conoscere il perché di questo sbalzo nel tempo, vi toccherà leggere il romanzo che vede come protagonista Anna, sorella di Rebecca, protagonista del primo romanzo di Giulia, Una zebra a pois. Il racconto ha come sfondo la preparazione del presepe vivente, dove la nostra protagonista ha il ruolo di pastorella spala letame (non una pastorella qualsiasi, ma una spala letame… sembra un particolare da poco, ma il badile, orpello che distingue Anna dalle altre pastorelle, avrà un suo ruolo) Anna incontra il suo vecchio professore di liceo Samuele, docente di matematica, materia nella quale Anna non brillava, perché trovava ingiusto ci fossero dei privilegi: perché le moltiplicazioni e le divisioni devono essere svolte prima delle addizioni e delle sottrazioni? Mi rendo conto che sono davvero i particolari come questo che fanno la differenza nel romanzo di Giulia, dandogli davvero un andamento cinematografico di grande spessore. E’ un romanzo che si lascia leggere, snodandosi tra i personaggi di un paesino che fanno da sfondo alla grande storia d’amore di Anna e Samuele.

C’è poi il dialogo tra Anna e Babbo Natale, che fa da introduzione ad ogni capitolo attraverso le lettere che Anna scriveva al Babbo da quando aveva sette anni: una sorta di dialogo introspettivo dove Anna mette a nudo i propri desideri e i propri bisogni. “Babbo Natale” risponderà ad Anna il 25 dicembre, rivelandole una serie di cose, tra cui il fatto che il pony multicolore non rientra nella categoria giochi, ma in quella esperimenti equini. Ho fatto bene ad allargare la mia comfort zone, grazie Giuli! E no, al giallo non darò mai alcuna chance!

Cindy

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