July 9, 2020

Categoria: Consigli utili

Tempo di lettura: 2 min.

Se c’è una cosa che non sopporto sono i lamenti, i lamentosi, le lamentele e le persone con il lamento intorno. Sì, mi sono accorta che così le cose sono diventate quattro, ma il concetto è uno solo, ovvero che lamentarsi è brutto. Ho una figlia adorabile, con un solo difetto: ogni tanto le parte la lamentite e comincia a lagnarsi per ogni cosa ed ogni cosa non le va bene. In quei momenti provo un istinto che è meglio non esplicitare troppo, con buona pace del telefono azzurro. Lamentarsi significa buttare addosso agli altri le fatiche, i dolori, le insoddisfazioni, ma non per ricevere dell’umano conforto. I lamentosi si lamentano per il gusto di farlo. Provate voi a contraddire o a smorzare i toni di un lamento; interverrà sicuramente qualcos’altro. “Che maleducazione in giro! Ai miei tempi quando si era sull’autobus ci si alzava per far sedere un anziano”, “ Ma zia, ai tuoi tempi non c’erano gli autobus!”, “ Sì, ma se ci fossero stati sicuramente i giovani si sarebbero alzati, non come oggi con quelle cuffie nelle orecchie….” e vai con il lamento generazionale!

Durante il lockdown ho sentito fare numerosi paragoni con i tempi della guerra: durante la guerra, si stava male, ma almeno ci potevamo abbracciare; durante la guerra era brutto, ma almeno potevi uscire. Perché il passato sembra più bello del presente anche quando è terribile?

Io credo dipenda dal fatto che noi viviamo poco il presente perché… non stiamo nel presente!! O facciamo affidamento su ciò che siamo stati e quindi mitizziamo il passato o facciamo affidamento su ciò che potremmo essere e allora vagheggiamo su un futuro radioso.

E il passato ci appare come un tempo nel quale eravamo migliori, perché nel presente non sappiamo come siamo, perché troppo occupati a vivercelo il presente. Pensare al passato consente di porre una giusta distanza che ci fa dimenticare le sofferenze, edulcorandone la realtà e a volte modificandola pure a nostro piacimento. No, non posso credere, mi spiace che l’esperienza terribile che stiamo vivendo sia minimamente paragonabile ad una guerra, fosse anche solo per il fatto che questo virus schifoso non ha colpito i giovani come invece fanno tutte le guerre. E poi c’è il famoso gioco “dei se e dei ma” al quale affidarsi nella lettura del passato: e se fossi nata nel 1950, avrei partecipato alle manifestazioni del 1968, sicuramente sì, sarei stata in prima linea con occupazioni e manifestazioni e poi canzoni e amore libero. Ma questa è una lettura utopistica, perché filtrata da ciò che sono io ora, nel 2020. La lettura del passato riguarda anche i fatti storici più importanti: se fossi stata io al posto di Bruto, non avrei mai ucciso Giulio Cesare, dopo tutto ciò che aveva fatto per me. E inevitabilmente il passato attraverso la luce della distanza diventa migliore e noi con lui. I ma, poi, attenuano giustificano e mistificano la realtà: il re Vittorio Emanuele ha dato il potere a Mussolini, MA non lo sopportava… ma non lo sopportava e ci ha portato alla terribile dittatura che noi sappiamoooooo!!

Quindi dovremmo davvero cercare di viverci il presente, studiando (e non rimpiangendo) il passato per capire ciò che siamo, accogliendo la massima di Orazio “Carpe diem”. E no, carpe diem non significa cogli l’attimo, prendi la palla al balzo, non farti sfuggire l’occasione! Dùm loquimùr, fùgerit ìnvida aètas : càrpe dièm, quàm minimùm crèdula pòstero (Mentre parliamo, il Tempo invidioso sarà fuggito: cattura il giorno, confidando il meno possibile nel domani). Orazio ci invita proprio a rimanere nel presente, qualunque esso sia. E’ l’unica realtà che abbiamo: il passato non è più, il futuro non è ancora, quindi… carpe diem!

Cindy

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