July 9, 2020

Categoria: Consigli utili

Tempo di lettura: 2 min.

Possibile che uno vive per postare invece che postare per vivere? Lo consideriamo normale che i profili social dei gatti abbiano mille mila followers??! E ne parliamo che un uomo col frustino e l’aplomb di un nazista rimorchia meglio di quello che ti porta i fiori e ti apre la portiera?? E che mi sono appena rifatta le labbra e la mascherina me le copre?

Per dire, eh. Uno potrebbe andare avanti all’infinito con la formula “sputa nel piatto in cui mangi, che non sbagli”. Non avete fantasia? Vi mancano i motivi specifici del lamento? Nessun problema. Basta dire che “si stava meglio quando si stava peggio” e vi siete allineati al resto del mondo.

Guardatevi da quelli che non si lamentano… HANNO QUALCOSA DA NASCONDERE!!! Dai, uno che non si lamenta non ha la minima idea del mondo in cui vive. Campa felice e spensierato?! Ma va. Completamente scollato da quello che lo circonda, anzi, dalla magagna del suo periodo storico. Perché il problema, lamentose ragazze mie, sta proprio qui: nell’essere convinte che i tempi che furono sono bei, nonostante il pregresso tecnologico (sì, sì, dico pregresso con la E, non progresso con la O) e le lotte sociali militari o politiche che riempiono svariati capitoli dei nostri sussidiari. Vogliamo introdurci la sfumatura rosselliana del “domani è un altro giorno”? Uei, guardate che questo non è il motto dei non lamentosi, ma solo un modo subdolo di posporre il lamento. Se domani è un altro giorno, vuol dire che non voglio saperne del giorno che sto vivendo perché mi schifa e sento la lamentela scalpitare nel gargarozzo… MAAAA… faccio finta di nulla e sospiro un “domani è un altro giorno”, la variante futuristica del “si stava meglio quando si stava peggio”.

Il lamento ci appartiene, che lo vogliamo oppure no, anche quando ci sembra di essere piacevolmente accomodanti, anche quando facciamo buon viso a cattivo gioco.

Nella recensione artistica di questa settimana (su, datevi una letta, che siete in zona…) ho parlato di come l’insofferenza lamentosa verso il periodo storico ci abbia fruttato davvero un bel gruzzolo artistico: le avanguardie novecentesche nascono dal bisogno di rompere i coglioni le convenzioni e dipingere il proprio lamento in barba alla borghesia belligerante. Gli artisti lamentosi regalano capolavori. Che siano pittori, scrittori, musicisti, registi, commediografi, informatici, inventori… il lamento formato opera o progresso (qui ci va la O) ci piace e mi fa dire che avercene, di lamenti. Se la donna delle caverne non si fosse lamentata con l’uomo delle caverne che non riusciva a cucinare senza il fuoco, lo avremmo scoperto? Magari si. Ma dopo. Dopo dopo. La donna con gli utensili in legno che non riusciva a menare il marito senza fracassare l’utensile? Ecco che arriva il metallo. E via discorrendo… una lamentela dietro l’altra…

Giulia

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