May 21, 2020

Categoria: Consigli utili

Tempo di lettura: 2 min.

Il gioco di parole quarantina/quarantena è stato illuminante per le mie coinquiline di blog che si stanno avvicinando, ma ancora non sono arrivate, alla quarantina… è il momento migliore. Sono vicina, ma non ancora. Mi ricordo che anche io a 37 e 38 anni dicevo “adesso che ho quasi quarantanni..”, ma la differenza stava tutta in quel quasi, un po’ mi beavo del 3 davanti e giocavo a fare la grande donna che si avvicinava al 4. I miei compleanni preferiti sono sempre stati quelli con il 9, perché finalmente puoi fare un bilancio del decennio che hai vissuto, guardi dietro quante cose hai fatto o non hai fatto, ma c’è qual 9 che ti aggancia ancora alla decina precedente: è un po’ l’atto del decennio precedente che si trasforma in potenza del decennio successivo. Se i primi venti ti traghettano dall’essere bimba all’essere donna, i secondi venti si giocano sulla realizzazione professionale e familiare: arrivano ‘sti benedetti quaranta e nel mio caso, da ieri, anche i quarantacinque. Le prime rughe sostituiscono il tuo animo bambino (cit. mia cugina) e comincia il tempo della consapevolezza: tolto il tempo per la famiglia e per il lavoro, dai quaranta sei chiamato a scegliere chi vuoi essere e anche con chi vuoi essere. E’ come se la maturità ti portasse a fare un bilancio sulla qualità del tempo. Ma non quella favoleggiata nei talk show, quando chiedono allo psicologo di turno: “Cos’è importante nella relazione con i figli?” e lo psicologo risponde: “La qualità del tempo!”, dichiarata più per sollevare i sensi di colpa delle povere madri lavoratrici o assolvere gli uomini poco presenti che per declinare nei contenuti ciò che realmente questo comporti.

Io parlo della scelta: quella fatta di mezz’oretta di camminata nel bosco per decomprimere dalle fatiche fisiche e relazionali, quella fatta di una chiacchiera al telefono, dell’incantesimo di una pianta che sbuca all’improvviso dalla terra, di un massaggio dall’estetista, di un aperitivo in centro, di una mostra con l’amica e la figlia… fatta di tutte quelle cose che realmente scegli di fare. Credo che poter scegliere sia la grande conquista dei quaranta. Scegliere significa selezionare. Finalmente i quaranta ti danno la possibilità di recidere i rami vecchi. Con i quarant’anni ho scelto di chiudere con tutte quelle relazioni che si procrastinavano mollemente negli anni, più per abitudine che per desiderio reale di frequentarsi. Te ne accorgi quando guardi con orrore il messaggino sul telefono: ci vediamo sabato? E senti non solo non hai voglia di vedere quella famiglia, ma il vederla ti porterebbe via del tempo per quello che realmente hai desiderio di fare. E cerchi mentalmente tutte le scuse possibili per non uscire: figlio malato funziona sempre, no, meglio marito malato che poi la febbre se la evochi arriva davvero e quello poi ha la gara domenica e chi lo sente, oppure ti inventi un altro impegno con il rischio poi che arrivi la proposta di aggregarsi e a quel punto devi pure creare l’evento usato come pretesto. Quando ho realizzato quanta fatica mi costava uscire, inventarsi una scusa per non farlo, rinunciare a qualcosa di bello che avrei potuto fare in alternativa, mi sono sentita meglio. E ho tagliato senza paura e senza grandi drammi, forse perché reciproche le fatiche? Così come quando mi ostinavo a voler finire un libro, perché bisogna arrivare fino alla fine: non sono mai riuscita a mollare un libro a metà, perché mi pareva brutto, perché poi magari alla fine è bello, perchè l’hanno letto tutti e non posso non averlo letto anche io. A quarantanni ho dato ragione a Calvino, il lettore ha diritto di mollare un libro se non gli piace. E così ho lasciato “Guerra e pace” a pag. 338, sia perché mi faceva schifo, sia perché pensavo al tempo sprecato a leggere qualcosa che non mi piaceva!

Credo che il tema del tempo sia davvero la chiave di volta dei quaranta: aumenta la consapevolezza che il tempo è prezioso e non va sciupato in cose che non ti interessano. Ma anche la possibilità dopo quarantanni di obblighi reali e mentali, improrogabili e procrastinabili di scegliere. Continuerai a farti scegliere (dagli altri, dai sensi di colpa, dal “si ma dai solo per questa volta”) o finalmente sceglierai!

Cindy

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