March 26, 2020

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Tempo di lettura: 2 min.

Eppure la prima volta che lo sentii inconfondibilmente tra le mie papille gustative fu almeno 20 anni or sono, quando Marito era un ragazzo norm… un ragazzo tra tanti altri come lui (che mi sembra un’ottima definizione) e io vivevo la mia vita di teenager con occhi pieni di incanto e pelle tonica e meno peli superflui preoccupazioni. Stavo malissimo durante una gita scolastica e io e una mia amica siamo scappate in un bar a prendere un the caldo. Fu durante quel tragico malore che venni a conoscenza di qualcosa che mi tolse il sonno nei giorni a venire… il the… scusate, fatico ancora a dirlo. Il the… non nasce da una sorgente. Si fa con le bustine. CON.LE. BUSTINE. Non fu una semplice delusione, ma il vero e proprio salto dalla fanciullezza (quella piena di madri che ti portano il the fumante zuccherato in tazze colorate) al mondo adulto, quello in cui usi i tuoi occhi per vedere davvero il mondo e il disincanto deforma il tappeto sotto cui tenti invano di nasconderlo.

Ti avevano detto cose. Ma il problema sta nel fatto che tu ci avevi creduto. Ti avevano detto che le zucche si trasformano in carrozze, che se sei gentile non ti accade nulla di male, che gli uomini sono dei principi (ahahahaaahahaaahahaha. Oh, scusate) e che , soprattutto, puoi diventare quello che vuoi, SE CI CREDI (si, si, e se studi, ti hanno detto anche questo, va bene). Adoro quei film in cui la protagonista donna, umile stagista schiavizzata da un’azienda tirannica, riesce a capire che “io ce la fo, cazzo, grazie alla forza” e scala le vette dell’azienda, castra il tiranno, salva le colleghe schiavizzate, redime i vice tiranni e, avendo un briciolino di tempo, conquista il tenero riccone che passava dall’azienda per acquisirla, ma, ehi, si rende conto che ha trovato la luce del divino dentro quell’umile donna che, toh, possiede anche un fisico da modella e un cervello da Nobel. Oh, ma lei ci credeva! E se ci credi?? CE LA FAI! Quindi parti anche tu e decidi di farlo un gran bene: studi, studi, lavori saltuariamente per pagarti gli studi, lavori, ti aggiorni, ti concedi un aperitivo per imparare a socializzare, che non sei una scimmia del Botswana, conosci maschi che ti dicono “sei l’unica donna per me” e a cui fai giustamente cogliere il fiore del tuo giardino, e che poi rincontri al cinema con un’altra a cui stanno sussurrando “tu sei l’uni…” e che non terminano causa porzione jumbo di pop corn che sei riuscita con mani artigiane a rovesciare loro nei boxer.

La vita ti regala un sacco di tempo. Il tempo di provarci e fallire, riprovarci e fallire, piangere, dare di matto, riprovarci credendo di essere diversa, credendo di credere, ri-riprovarci e ri-ri-ri-ri-ri spiattellarti contro il muro. Meraviglioso, vero?

Tutto quel tempo per disintegrare energie e pensieri felici nella lotta della vita, quella contro i mulini a vento. Fino a quando, straziata dal disincanto e dall’allucinazione di oasi di sorgenti di the, urli contro il cielo: va bene, va bene, mi arrendo! Il the si fa con le bustine, quel signore paffuto e barbuto non si intrufola dentro nessun camino e quasi tutte le foto di bei ragazzi che vedi sono frutto di Photoshop, per cosa dovrei continuare a combattere?? Capisci che chi studia non necessariamente eccelle, che chi eccelle non necessariamente conquista un buon lavoro, che chi conquista un buon lavoro non riesce a farsi una famiglia, che i cibi deliziosi ti fanno ingrassare (non esiste un “fritto sano”, maledetti bugiardi!), che la cellulite non si leva nemmeno con l’amputazione e che, per ottenere qualcosa, devi lavorare follemente! Follemente! E pregare il tuo dio di non incrociare mai nepotismo o maschilismo o invidia o rancore o cattiveria. Qualcuno me lo spiega con parole semplici come si crede a qualcosa dopo i 25 anni?

Ringraziamo il disincanto per essere la migliore delle scuole gratuite, che ti forma in modo da aver sempre presente che, per ottenere quello che vuoi, non devi mollare mai, non devi distrarti mai, non devi concederti nemmeno una pausa, perché la forza che ti attira al centro del “mi avevano detto un’altra cosa” non se la concede mai. Continua a schiacciare imperterrita chiappe e desideri, se non ti opponi con una forza uguale e contraria. E pensare che quando ho scritto il titolo, ero convinta di non poter parlare del disincanto senza parlare di Marito, creatura di sesso maschile creata per distruggere quel briciolo di disincanto che sei riuscita a nascondere durante il salto generazionale (io l’avevo messa tra i miei folti e splendidi capelli, prima che l’allattamento me li facesse perdere a mazzi. Per dire, eh), ma, una volta sollevato il tappeto, la nube di polvere di disincanto ti inghiotte! Anche la mia dolce collega blogger prof. Cindy ha parlato di Marito, la prova tangibile e mammifera che il principe azzurro di cui cianciano nelle fiabe non esiste. Nel mio caso, quell’uomo che tu hai scelto tra mille milioni usa la scusa della quarantena da Corona Virus per appiccicarsi al tosaerba urlando “Lo faccio per noi!! Per avere un giardino curato!”… ma sapete cosa vi dico? Che, nonostante tutto, io ci credo ancora. Il the me lo faccio io e ci sono almeno 783 aromi tra cui scegliere, lo sapete che sono riusciti a sintetizzarlo al gusto di cioccolato? Tante cose fanno schifo, non nego, ma, in fondo in fondo, lo sappiamo che non possiamo dare tutta la colpa a “come gira il mondo”. Ci avevano detto male, allora noi evitiamo di dire cose sbagliate e andiamo avanti a guadagnarci la nostra fetta di paradiso, un morso alla volta. E poi, dai, ve la ricordate l’ultima volta in cui vi siete impegnate come delle matte, con determinazione e cognizione di causa, e avete fallito? Mmmm… i miei ricordi vengono bagnati da una cascata di the…

Giulia

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